“Confermare” i giovani nella “fede” e “aprire” i loro cuori “al potere dello Spirito di Cristo e alla ricchezza dei suoi doni” in modo da inviarli “come nuova generazione di apostoli a portare il mondo a Cristo!”: questa la missione del Papa pellegrino in Australia, nelle parole dello stesso Benedetto XVI, nella messa conclusiva della XXIII Giornata mondiale della gioventù, in corso nell’Ippodromo di Randwick a Sydney. In Australia, questa “grande terra meridionale dello Spirito Santo”, ha ricordato il Santo Padre, “tutti abbiamo avuto una magnifica esperienza della presenza e della potenza dello Spirito nella bellezza della natura. I nostri occhi sono stati aperti per vedere il mondo attorno a noi come veramente è: ‘ricolmo’, come dice il poeta ‘della grandezza di Dio’, tutti abbiamo avuto una magnifica esperienza della presenza e della potenza dello Spirito nella bellezza della natura. I nostri occhi sono stati aperti per vedere il mondo attorno a noi come veramente è: ‘ricolmo’, come dice il poeta ‘della grandezza di Dio’, ripieno della gloria del suo amore creativo .Abbiamo visto la Chiesa per quello che veramente è: Corpo di Cristo, vivente comunità d’amore, comprendente gente di ogni razza, nazione e lingua, di ogni tempo e luogo, nell’unità nata dalla nostra fede nel Signore risorto".
“Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?”: ha domandato Benedetto XVI. “La forza dello Spirito Santo non ci illumina soltanto né solo ci consola. Ci indirizza anche verso il futuro”, ha proseguito. “Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede – ha detto il Papa - una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”. È necessaria “una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani”.
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