comprendo che il mio salvatore sei tu,
e dal profondo di mio stesso ho gridato: Gesù salvami!
D'un colpo questo grido mi ha immerso in quel nome:
nel suo significato, nella sua tenerezza.
Allora lo vedrò, ritto nell'oscurità ancora squarciata dai lampi.
Il suo sguardo compie la traversata della mia notte:
"Perché tanta paura?"
Tu hai permesso che il mio essere si riducesse a una scorza vuota,
senza alcuna linfa nascosta, con una sola speranza,
un solo trasalimento di uccello prigioniero verso la luce.
Tu hai permesso che il mio essere restasse
quella cosa inconsistente che mi umilia,
perché io imparassi a gridare.
In questa invocazione della mia povertà
si è gettato tutto il mio essere
e tu hai teso la mano per rimettermi in piedi".
(D. Ange)

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