giovedì 17 luglio 2008

A BARANGAROO LE PAROLE DEL PAPA

Il Pontefice si rivolge in modo speciale ai giovani che “sono tuttora alla ricerca di una patria spirituale, che non sono cattolici o cristiani, assolutamente benvenuti tra noi”, per sviluppare poi una riflessione sulla realtà della Chiesa, partendo dalla Pentecoste. Gli apostoli erano persone ordinarie, bloccate dalla confusione e dalla paura; avevano dovuto vergognarsi della loro ambizione. E tuttavia, quando furono ripieni di Spirito Santo, furono trafitti dalla verità del Vangelo di Cristo e ispirati a proclamarlo senza timore; capaci di opporsi alla perversità della cultura che li circondava, di difendere la propria fede in Gesù di fronte alle ostilità. Testimoni che “Dio si è fatto uno di noi e che siamo chiamati ad immergerci nell’amore salvifico di Cristo che trionfa sul male e sulla morte”.
E’ forte il richiamo alla salvaguardia del creato, soprattutto circa “le ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la desertificazione, lo sperpero delle risorse naturali e marine per alimentare un insaziabile consumismo; le isole – Stato, la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque; altre Nazioni soffrono gli effetti di siccità devastanti”. Dal creato si passa al sociale, perché è l’habitat che creiamo tra noi stessi. “Dai progressi nelle scienze mediche e dalla sapiente applicazione della tecnologia fino alla creatività riflessa nelle arti, in molti modi cresce costantemente la qualità e la soddisfazione della vita della gente”... Ma ci sono anche le ferite, che stanno ad indicare che qualcosa non è a posto: l’alcool, l’abuso di droghe, l’esaltazione della violenza e il degrado sessuale, presentati spesso dalle televisioni e da internet come divertimento. Dopo aver ripercorso la storia del cristianesimo in Australia e la testimonianza di tanti adulti di oggi e di ieri, il papa si domanda quale debba essere l’atteggiamento del cristiano oggi. Per rispondere, un nuovo riferimento alla creazione e alla bellezza della natura. “Ma vi è di più, qualcosa di difficile percezione dall’alto dei cieli: uomini e donne creati niente di meno che ad immagine e somiglianza di Dio”. In definitiva, la creazione è buona,ma non si può comprendere senza una “profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile”.

Nessun commento: